venerdì, dicembre 29, 2006

affacciarsi

Non servono immagini per questo post, che già la giornata è stata piena.
Arrivata a Milano leggendo e sorprendentemente rivalutando Kundera, mi sono persa dietro quegli intrichi di parole che mentre ancora pensavo alle vicende del dottor Hazel o di Klara scendo a Garibaldi e devo trovare la strada. Sono andata a prendere la Mamiya RB da un privato, un fotografo sui 40, un'ottima persona. Mi sono affacciata nella sua casa da scapolo, soppalco, cd di jazz, foto ovunque ed è stata una piacevole chiacchierata. Conoscere queste situaizoni, di gente nuova, incorciarla così, stare nella sua casa, sentire le voci in cortile, vedere fuori da una finetsra altrui è un salto improvviso nelle tante case in cui sono passata, in cui ho provato a immaginare una mia vita. Se fossi io ad aprire la finestra sui grattacieli di Porta Garibaldi? Oppure su quel parchetto riarso della Garbatella? Non c'è stato tempo di pensare oltre: di nuovo in metro, percorso inverso, in treno a leggere il destino del dottor Hazel, di nuovo via per la pianura nebbiosa.

sabato, dicembre 23, 2006

fora

Venezia....è una pura coincidenza...
Parafrasando gli Estra, ho cambiato treno mentre stavo andando a casa, Venezia fuori programma. Ad attendermi i canali, le luci, la Laura e la Stan fuori dalla stazione, il campo, Renato, un milione di spritz. Poi la luce, le vie buie, i piccioni, le case e la sensazione di essere in vacanza e perdersi volontariamente, senza pensieri.

fora no se pol bever
dentro no se pol fumar
se alora stemo a casa
fasemo manco mal
(dentro al secondo bar)

mercoledì, dicembre 20, 2006

closing time

foto Anton Corbijn (quel maledetto)

A casa, andiamo a casa. Andiamo a svolgere le nostre attività festive, andiamo nella uno bianca verso il centro illuminato con lo stomaco pieno e la faccia rosa dal freddo. Andiamo a fare il giro dei parenti, andiamo a timbrare i cartellini, mettiamoci in pigiama e facciamo i catta su del dopo feste. Stiamo insieme, andiamo a casa. Andiamo.


lunedì, dicembre 11, 2006

Io sono verticale

Parcheggiati a fine serata, c'è la luce di domani da catturare su pellicola. Ancora qualche giorno a casa. Domani a Verona con Zino, un giretto. Sono contenta che tra una settimana torno per restare un po', ho un bisogno enorme di riprendere l'accento, di stufarmi di stare a casa. Ho un bisogno enorme di sentirmi raccontare il passato, di vedere cosa è ora. Anche di sentirmi fuori luogo e tornare a Urbino dove ho paradossalemnte una dimensione più definita e più mia. Qui ho perso il giro. Almeno per ora, sono fuori dai giochi. Ho bisogno di smettere di sentirmi apolide, di sentirmi come se vivessi mille vite. Ho una vita di ricordi a Milano, di altra gente che ho conosciuto, delle loro vite dipanate davanti ai miei occhi. Una vita a Parma, a Roma, a Bologna, a Verona, in quella provincia sanguigna che mi porto nel dna. Una vita in questa mia testa che non sa smettere di smontare e costruire castelli in aria e pensieri troppo precoci. Tempo al tempo. Non hai il dono dell'obliquità, sei verticale.

sabato, dicembre 09, 2006


Ti saluto come ti salutavo sempre, anche se questa è l'ultima volta.


Ciao vecia, fa bel, ca mi fago sempar bel.

ciao nonna, un bacio

giovedì, dicembre 07, 2006

avanti popolo

Quando ero piccola mio padre mi cantava bandiera rossa e mia mamma finché vedrai sventolare bandiera gialla tu saprai che qui si balla e mio fratello ascoltava bandiera bianca di Battiato. Ricordi di feste dell'Unità provinciali, risotti alle salamelle, lambrusco e tavoli quadrettati. Oppure la spiaggia e c'era bandiera rossa e allora non capivo se il mare era un compagno, se si ballava nella canzone di mio padre o se erano incazzati in quella di mio fratello. Non so perché parlo di tutto questo. Solo che, se non ci fossero loro, adesso la bandiera da sventolare peserebbe quintali.

(domani sera Monsieur Gustavo Biscotti live al Puccio Bar di Sarginesco -MN-
accorrete in modalità numerosa e rumorosa)